18 gennaio, Giovanni De Luna
19 febbraio 2010Scuola di Politica Renata Fonte
18 gennaio 2010: “Sei quello che fai”: la politica dei movimenti e la politica dei partiti negli anni ’70 (relatore Giovanni De Luna)
SEI QUELLO CHE FAI
→ Contro il mainstream culturale della sinistra, e il suo “sei quello che pensi”
Alicata con le vestaglie damascate: non era comunista
Non bastava più il pensare: solo l’agire rendeva veri militanti
L’essere coglie significato dall’agire: il dover essere come dimensione esistenziale dell’impegno
L’impegno è sacrificio di sé per dei valori, una causa. Probabilmente però vanno aggiunte relazioni, esperienze, soddisfazione derivante dalla narrazione che va creandosi, compartecipazione alla richiesta, e alla disponibilità, di tempo, coraggio, attenzione, affetto.
Un sacrificio nel presente, non del presente, per miglioramenti futuri.
RAPPORTO CON LA STORIA: LA MILITANZA
→ Ad inizio Novecento è intenso, lineare: una storia superiore, sacra, precede ed impone un impegno ineluttabile. La militanza è il destino, lo scopo prescritto dalla stessa Storia.
Negli anni ’70 questa concezione è perduta.
→ La Resistenza ha un inizio ed una fine, temporale e d’impegno. Il ruolo di militante decade con la vittoria, il partigiano torna cittadino
Negli anni ’70 la Lotta Continua: è rivoluzione permanente, non esiste meta definitiva, solo orizzonti. Senza meta non c’è neanche senso del limite
COMUNITA’
Il Partito e quel che rappresentava nei primi del 900 viene sostituito con la Comunità.
Comporta differenze:
rapporti interpersonali
ingresso
rappresentanza
confronto
relazione individuo – collettivo – struttura
uscita (rinuncia)
POLITICA E POTERE
Non c’era la pretesa della presa del potere. Si puntava a indurre trasformazioni culturali nella società, che da sé avrebbe prodotto un nuovo sistema di potere. E’ paragonabile alla Lunga Marcia più che al putsch di San Pietroburgo: pedagogia della rivoluzione, rivoluzione culturale prima che istituzionale.
SOCIETA’
→ Rottura del principio “ciascuno al suo posto”
Rottura delle categorie, e dunque delle relazioni stagne e dell’inferiorità di classe
→ Termini chiave:
gioventù
comunità itinerante
rottura con la tradizione
rottura con la struttura
assemblea
famiglia/individuo/comunità
cultura
soddisfazione dei desideri (non più dei bisogni)
sessualità
rapporto con e rottura del genere
rottura con autorità
fascinazione
→ Alla rottura con la famiglia non seguì la costruzione di nuove dimensioni comunitarie: le comuni furono un fallimento.
VIOLENZA
→ Genesi
Difficoltà di trasmissione di idee e istanze, assenza di efficace rappresentanza
Ieri: dei significati, per novità e non recettività dell’ambiente.
Oggi: della memoria, per oblio, disinteresse, troppe narrazioni in conflitto
Fallibilità del sistema come cultura e istituzione
Sfiducia nello Stato: da un lato le stragi di Stato, dall’altro la mancanza di apertura delle istituzioni
→ Società violenta
Il ’69 e il ’70 vanno pensati come un fenomeno appartenente al Novecento
La violenza fisica all’epoca era ancora parte dell’esperienza quotidiana.
Il Novecento è violenza, sopruso, abuso, pulizia del diverso; nella Famiglia, nello Stato, nella Chiesa.
La stessa rinascita democratica italiana parte dalla Resistenza, dalla lotta armata.
Oggi la società è meno violenta?
Sicuramente la violenza è sublimata nei rapporti, si è tradotta in violenza psicologica più che fisica.
→ 12/12/1969 – Strage di Piazza Fontana: lo Stato esce dalla legalità
Da quel momento, militanza significa intervento preventivo; significa colpire al cuore dello Stato; significa rivoluzione materiale, fisica, non più culturale.
E’ la fine del paradigma difensivo del movimento, e l’apertura all’offensiva del popolo: al terrorismo.
La violazione dei confini di legalità da parte dello Stato lo porta a perdere lo status di interlocutore legittimo: si passa all’azione autoprodotta, all’iniziativa indipendente dal comportamento dell’antagonista. Non ci si muove più in risposta ad azioni specifiche dello Stato, della struttura, ma in anticipo sulle nuove mosse.
Questo, o piuttosto una sorta di vertigine della sconfitta generata dal senso d’impotenza?
Quella del superamento di un limite di legalità è una razionalizzazione a posteriori o la reale molla scatenante?
Da dove nasce la reazione di rifiuto delle connivenze?
Le regole, le prassi ed i ruoli erano giudicati sbagliati. Succede anche oggi, sotto gli occhi dei giovani. La scelta oggi è la rinuncia, o l’assimilazione, ma non la denuncia.
Ci sentiamo meno garantiti di allora, e dunque meno disposti a rinunce nel presente per il futuro? O al contrario, ci sentiamo troppo garantiti?
E’ questione di fiducia nell’altro?
Abitudine alla delusione?
Le possibilità di exit strategy sono superiori a quelle dell’epoca, e più semplici da assumere ?
LEGITTIMITA’
→ Lotta Continua fonda la legittimità della sua violenza sul popolo
Violenza offensiva, ma di massa
Il popolo legittima l’attore politico → costruzione sociale di realtà
→ popolo sovrano
→ Le Brigate Rosse sono legittimate da sé stesse, dalla convinzione di muoversi nella giustezza assoluta; oltre che, e forse ancor più, dalla non legittimità dello Stato.
Tutto diventa legittimo se niente più lo è.
POTERE DELLO STATO E DELL’ECONOMIA
→ E’ possibile che ad un certo punto quello economico sia stato preferito, che la fantasia al potere non si sia affatto arresa, ma semplicemente privatizzata, passando alla conquista di un mercato più accessibile: dove lo Stato era un meccanismo vecchio e dalle maglie troppo strette, l’economia era luogo di riscatto, scenario di grandi opportunità per giovani in cerca di autoaffermazione.
→ ’71/’81: in Lombardia la classe imprenditoriale cresce del 70%
Il consumismo proliferava: Lotta Continua finisce con la classe operaia.
SOSTENIBILITA’
→ Problematizzata stilisticamente, non politicamente, tramite l’adozione di uno stile di vita frugale.
→ ’73, Crisi petrolifera, fine dell’età dell’oro.
Il movimento non riconosce politicamente l’istanza economica, politica, di austerità.
Il modello di sviluppo fondato sull’etica del sacrificio rientrava nella sfera personale, culturale, non societaria: la classe operaia era ancora governata da bisogni, mentre molti vivevano nei desideri.

Posted by andrea.zummo





